
Treviso. Abbiamo deciso di creare questa nuova rubrica per dedicarci, ogni tanto, a tutto quello che riguarda la realtà della radiotelevisione e del settore dell’intrattenimento in generale.
Non utilizziamo di proposito l’inflazionata denominazione “del mondo dello spettacolo” perché ancora oggi non riusciamo a capire cosa in realtà possa significare.
Moltissimi anni fa persino le stesse capocomiche, le attrici con la “A” rigorosamente con la maiuscola, i capocomici, gli attori sempre con la “A” accuratamente al maiuscolo, rimanevano interdetti quando qualcuno chiedeva loro qualcosa sul “mondo dello spettacolo” di quell’epoca.
Tanto è vero che dopo pochi istanti di perplessità rispondevano con un cristiano sorriso: “…il mondo dello spettacolo? Per favore, cosa intendete dire per “il mondo dello spettacolo”?…Non riesco a capire…”.
Figuratevi poi che cosa poteva accadere se gli imprudenti giornalisti tornavano alla carica con un altro strano quesito del tipo: “…cosa pensate allora del Teatro d’avanguardia di oggi?”.
Le “A”ttrici e gli “A”ttori, oramai del tutto consapevoli di cosa stesse accadendo, rispondevano con un angelico garbo alla sventurata intervistatrice od al poco accorto giornalista nel seguente modo: “…d’avanguardia rispetto a cosa?…”.
Nel nostro DNA non è affatto presente l’arte della critica, la predisposizione a giudicare, la tendenza a valutare dall’alto verso il basso il lavoro artistico altrui.
Come se avessimo ricevuto da chissà chi la patente dell’autorevolezza nel promuovere oppure invece nel bocciare un lungometraggio, una serie televisiva, un disco e via così fino ad esaurire le variegate categorie di opzioni a nostra disposizione per organizzare il nostro tempo libero.
Non aspiriamo, in alcun modo, a far parte della fiumana di “esperti (?) narcisisti” nella valutazione dell’attività professionale del prossimo che spesso, molto spesso, con il loro pregiatissimo pollice indirizzato verso il basso, sono stati nel corso degli anni persino capaci – e purtroppo lo sono ancora adesso – a stroncare le legittime aspirazioni di chi possedeva o possiede oggi VERAMENTE (!) della credibilità e delle reali capacità, rispetto al maleodorante stagno paludoso di pseudoartisti che emergono dal nulla, senza essere provvisti di alcun innovativo e VERO talento da proporci.
Con il loro prezioso pollice verso l’alto è accaduto infatti – e tutt’ora accade – che delle improbabili registe o degli improvvisati registi, degli inadeguati interpreti di lungometraggi, di banali serie televisive, di spettacoli di Prosa (o “prosa”?), delle estemporanee cantanti o dei raffazzonati cantanti siano stati collocati sul punto più alto di un immaginario podio della notorietà, e dunque del successo, grazie al preziosissimo contributo dei lungimiranti iscritti all’Associazione delle Cantonate Clamorose.
Per questo motivo, ancora oggi, non riusciamo proprio a comprendere il bisogno e l’utilità dell’esistenza degli esegeti, dei critici, dei commentatori del settore dell’intrattenimento.
Di chi pur non avendo MAI recitato in uno spettacolo teatrale, pur non avendo MAI realizzato un lungometraggio oppure un cortometraggio, pur non avendo MAI composto e realizzato dei prodotti discografici, pur non avendo MAI scritto dei libri, delle novelle, delle sceneggiature, dei testi di teatro – nemmeno dei canovacci – si ritengano comunque autorizzati a sancire se uno spettacolo, se un programma radiotelevisivo di un qualsiasi genere esso sia, se un disco, se un libro, possano risultare degni di essere visti, di essere seguiti, di essere ascoltati, di essere letti.
Pensando a loro ci vengono in mente i cervelloni della critica d’arte militante, dell’arricchito pubblico borghese ma, soprattutto, dei componenti della giuria del Salone ufficiale di Parigi di fine Ottocento che si permisero addirittura di criticare severamente, ridicolizzandole, le opere di veri e propri Maestri dell’Arte di quel periodo, quali ad esempio: Edgar Degas, Paul Cézanne ed Édouard Manet.
La perplessità aumenta in modo esponenziale se andiamo poi a prendere in considerazione le singolari e gli eccentrici protagonisti delle nuove professioni inventate di recente che furoreggiano nella Rete per crearsi un mezzo di sostentamento.
I “dottori sciamani” e le “chirurghe estetiche botulinizzate” che ci indicano la cura più adatta per la nostra salute o per il benessere del nostro equilibrio psichico, i “creativi” cugini Carzini (https://www.youtube.com/watch?v=W_FwnqPL28E ) che ci dicono come arredare il nostro sgabuzzino, i nostri sanitari, il nostro frigorifero, come vestirci, come parlare, come camminare, come starnutire, come sanificare le nostre orecchie dal cerume, cosa pensare, come proporci al prossimo per non essere cancellati dalla memoria altrui, come adagiarsi sul letto per raggiungere il vertice del piacere intimo con la propria moglie od il proprio marito (e per i drogati dell’anglismo “partner” aggiungiamo: la propria donna od il proprio uomo, compagna o compagno, fidanzata o fidanzato, ragazza o ragazzo, morosa o moroso).
Lo scopo di questa rubrichetta-ette-etta pertanto, in qualità di semplicissimi fruitori finali di prodotti per il nostro divertimento, è invece quello di condividere degli “editorailini-ini-ini dal sottoscala” su quello che abbia attirato la nostra attenzione, che abbia provocato la nostra curiosità, che ci abbia coinvolto, che ci abbia divertito ma che, soprattutto, ci abbia emozionato.
Senza alcuna attitudine denigratoria nei confronti di nessuno, senza alcuna aspirazione a sminuire il prodotto artistico che in un certo momento abbiamo deciso di vedere od abbiamo deciso di ascoltare.
Tenete presente che i nostri approfondimenti-ini-ini non saranno poi così tanti, visto e considerato che lo schermo del nostro televisore digitale è quasi sempre spento, che la nostra radio viene accesa molto di rado e per dei brevi periodi nel corso della giornata.
Sarà un poco perché abbiamo dei gusti molto particolari, sarà soprattutto perché il panorama televisivo e non risulta essere sempre di più triste, sempre di più deprimente, sempre di più angosciante, abbiamo pertanto deciso di limitarci al minimo sindacale.
Tra i vari “Sbadigliando sotto le nuvole”, “Fattore a, e, i, o, u, y” , “Lo spettacolo dei coppia ed incolla”, la musica dei “senza orchestra domiciliari”, “Le CUOCHE (!!) ed i “CUOCHI” (!!) dell’ACCADEMIA (!!) del polipo strabico e del faggiano alcolizzato” e, non meno grave, la stranissima lingua che viene adoperata oramai ventiquattro ore su ventiquattro, la sola idea di premere il pulsante di accensione dei nostro televisore di ultima generazione, di spostare l’interruttore della radiolina per accenderla, ci provoca delle irritazioni cutanee bubboniche, delle infezioni gastrointestinali acute, delle aritmie coronariche da martello pneumatico.
È vero, ne siamo consapevoli. È solo colpa nostra se da sempre non seguiamo la massa. È solo un nostro problema se non abbiamo alcuna predisposizione all’omologazione “culturale (?) modaiola” del momento.
È più forte di noi. Non siamo per niente capaci a capitolare per un improvviso istinto autolesionistico soltanto per sentirci meno emarginati, meno soli, del tutto invisibili.
Perciò, per favore, portate pazienza e scusateci se potete.
Grazie mille per la vostra attenzione. Buona lettura!
Ps: all’inizio eravamo indecisi se farlo oppure no, ma poi ci siamo chiesti “perché no?”.
Premesso che, per noi, sia del tutto incomprensibile l’eccessiva serialità di un prodotto in generale, a meno che lo sceneggiato televisivo od il lungometraggio non siano veramente di qualità e coinvolgenti, ecco di seguito una lista di sceneggiati che vi aiuteranno a capire quali siano i nostri gusti personali.
Sono in ordine sparso. Alcuni sono presenti nell’elenco nonostante la presenza degli stramaledettissimi anglismi, insieme alle banalissime ed alle noiosissime frasi fatte (…”li morta…” alle sceneggiatrici ed agli sceneggiatori!!):
“La mafia uccide solo d’estate”, “Sotto copertura”, “Il cacciatore”, “Non uccidere”, “Rocco Schiavone”, “Il metodo Fenoglio”, “L’alligatore”, “Masantonio – Sezione scomparsi”, “Gerri”, “Resta con me”, “La meglio Gioventù”, “Imma Tataranni”, “Vincenzo Malinconico”, “Stucky”, “Kostas”, “I passeggeri notturni”, “L’ispettore Coliandro”, “I delitti di Barlume”, “Nero a metà”, “Non mi lasciare”, “Vite in fuga”, “Lolita Lobosco”,“Brennero”,”Il commissario Ricciardi”, “Omicidi del lago”, “Morgane”, “Candice Renoir”, per citare solo alcuni dei più recenti.
Alcuni altri, come ci è capitato per “I delitti di Barlume”, li avremmo visionati volentieri ma non essendo registrati a nessuna piattaforma a pagamento per scelta – per la verità, anche per una semplice questione di “dané” – e non essendo trasmessi in chiaro, siamo stati costretti a rinunciarvi.
Per concludere, aggiungiamo che avremmo voluto scrivere qualcosa sulla piattaforma di “Matrigne Rai”, visto che paghiamo la tassa occulta del canone, ma la rimandiamo ad un’altra occasione.
Dopo esserci immersi in una lunghissima seduta di meditazione trascendentale –tantrica – vedica, a causa dello sconfortante argomento in questione. Stateci bene!
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