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La banalità dell’ignoranza: come rendere ridicolo l’italiano

Treviso. È evidente che in piena pandemia, tutt’ora in corso, insieme alla devastante aggressione militare russa nei confronti di un paese indipendente come l’Ucraìna, ai più possa risultare fuori luogo ed irritante insistere con questa nostra iniziativa culturale. Tuttavia, commentare ancora una volta l’agonia in cui versa da decenni il nostro idioma ufficiale, i suoi brandelli lessicali che testimoniano la sua miseria gergale, non può essere ma, soprattutto, non deve essere considerato inopportuno.

Anzi. Non è più e nè meno che un sentito atto d’amore nei confronti di una lingua quotidianamente martoriata da chi, a quale titolo poi è ancora un irrisolto mistero, in modo sistematico sradica le nostre plurisecolari radici culturali e linguistiche. In numerose occasioni, sia all’interno delle nostre registrazioni nelle piattaforme sociali a cui siamo iscritti, che in recenti articoli, abbiamo sottolineato la schizofrenica anomalia di una lingua che da tanto tempo, troppo tempo, ahinoi, non può essere più considerata italiana ma, fatto ancora più inconfutabile, non potrà mai e poi mai appartenere a pieno titolo ai popoli di tradizione linguistica anglossassone.

Ci chiediamo quindi ogni volta: che cos’è? A quale nuova nazione di recente costituzione appartiene? Questo stranissimo linguaggio scritto e parlato che da oltre trent’anni imperversa ovunque sulla carta stampata, alla radio, nei canali televisivi, nei portali delle aziende private, in quelli ufficiali dei vari ministeri italiani, nelle campagne pubblicitarie commerciali e di varia altra natura, non potendo essere affatto considerato ancora italiano e, meno che mai, non potrà mai essere inserito nella tradizione culturale inglese, da quale sconosciuta popolazione tribale, di un lontano ed ancora inesplorato continente, trae origine? Da sempre ci sfugge il senso pratico e l’opportunità di questo stranissimo miscuglio di idiomi che più diversi non potrebbero essere e della cui utilità ci è del tutto ignota.

Oramai l’italiano può essere rappresentato come l’ombra che si vede nell’immagine in evidenza, pugnalata a morte alle spalle con coltelli, con forbici, con armi bianche di varie forme e grandezze. Colpi vigliaccamente inferti da una sterminata teoria di presunti professionisti dell’informazione, di improbabili ed imbarazzanti creativi della comunicazione commerciale, di vanitosi e complessati dirigenti d’azienda, di una classe politica miope, priva di un minimo senso del pudore e che si ostina a non voler intervenire in difesa del nostro idioma. Dalle “convergenze parrallele” siamo passati ai vari “green pass, lockdown, import, export, leader, convention, escalation, de-escalation, bipartisan, team, staff, think tank, ecc…”.

Molte volte ci domandiamo che fine abbiano fatto i caporedattori, i correttori di bozze, i direttori dei quotidiani nazionali e locali, delle varie reti radiotelevisive presenti sul nostro territorio nazionale. Per restare solo nel settore dell’informazione (non MASSMEDIA!). Non c’è più nessuno al quale venga nemmeno il più piccolo dubbio che forse sia stato superato il limite oltre il quale si precIpita soltanto nel comico?

L’arlecchinesca corsa di chi s’inventa imbarazzanti pseudoanglismi, di chi non riesce più a fare a meno di dire “come si dice in inglese” (le amiche e gli amici romani hanno una bellissima esclamazione dialettale in risposta a questi geni della comunicazione), di chi volutamente snobba le migliaia e migliaia di parole italiane presenti nel nostro vocabolario, sembra essere diventata la logica conseguenza della loro crescita professionale che li induce a credere di essere in possesso di una licenza ad accelerare l’inevitabile impoverimento della lingua italiana. Senza alcun senso di colpa, senza alcun rimorso. Anzi, con una malcelata irritazione nei confronti di chi disperatamente cerca di invertire la drammatica tendenza di questi anni, incarnanano con fare sprezzante il personaggio del Marchese del Grillo e sbottano: “…mi dispiace, ma io so io e voi non siete un c****!”

Quanto ci mancano i forestierismi assorbiti e poi italianizzati, decenni dopo decenni, nel corso dei secoli. Quanto ci mancano le “convergenze parallele”. Un’espressione che certo non ha alcun senso ma è pur sempre italiano, è semplicemente italiano, è rigorosamente italiano!

Post scriptum: naturalmente non ci riferiamo nel modo più assoluto ai forestierismi italianizzati di ultima generazione che sono e resteranno sempre orribili, disarmanti soluzioni linguistiche. Come ad esempio: stalkerare, stalkizzare, stalkerizzare, stalkeraggio, spoilerare, hackerare, hackeraggio, smartabile, killeraggio e così via.

nhttps://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/forestierismi.html#:~:text=Tra%20le%20circa%207.500%20parole,se%20ne%20contano%20quasi%20130.

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