
Treviso. Quante volte in caffetteria, sorseggiando la nostra bevanda preferita, abbiamo sfogliato un quotidiano fresco di stampa e ci siamo subito accorti che tutti gli articoli fossero pieni zeppi, una riga sì ed un’altra pure, di ridicoli anglismi, di fastidiosissimi forestierismi di oltre confine?
Quante volte abbiamo ascoltato od abbiamo visto un servizio giornalistico di un’emittente radiotelevisiva pubblica o privata, nazionale o locale, nel corso del quale l’autrice, l’autore non abbiano usato tutta una serie di irritanti parole straniere?
Quante volte abbiamo seguito dei programmi radiofonici o televisivi nel corso dei quali la conduttrice od il conduttore non abbiano presentato gli ospiti introducendoli con degli sgradevolissimi titoli accademici, con delle seccanti denominazioni professionali di origine anglosassone?
Tantissime, troppe volte, senza soluzione di continuità. Senza che questi c.d. professori della nuova Accademia della Crusca “de noartri” abbiano avuto, nemmeno per un solo istante, il minimo dubbio di essere i principali complici del non più evitabile depauperamento e, a seguire, della definitiva cancellazione del nostro ricchissimo patrimonio lessicale.
Spaziando dagli onnipresenti “team leader”, supervisor”, “manager”, “CEO”, “Plant manager”,“consultant”, “Senior- Junior Vice President”, “team building”, “leader”, e tantissimi altri ancora, non rinunciano mai, nei loro discorsi e nei loro dibattiti, neppure ai soliti “escalation”, “raid”, “summit”,”governance”, “establishment”, “convention”, “big tech”, “big farm”, “premiership”, leadership”, “look”, “dress code”,“food”, “slowfood”, “social media” e così via.
A seconda degli argomenti trattati poi non si scordano di utilizzare gli immarciscibili “big match”, “cool in break”, “in” o “out”, “extra-time”, “social”, “account”, “climate change”, “overtourism”, “performance”, “trend”, “location”, “automotive”, “brent”, “board”, “staff”, “partner”, “competitor”, “buyer”, “moral suasion”, per citare solo alcuni del gigantesco magma verbale prodotto dagli sempre attivi vulcanici creatori della nuova lingua italiana.
Ogni giorno costoro,ignorando deliberatamente di essere i fondamentali colpevoli della schizofrenica anarchia linguistica che ci regala sempre nuove versioni della grammatica e della sintassi italiana, rivedute e corrette a loro piacimento, per soddisfare la propria morbosa vanità di illuminati comunicatori del nuovo millennio, buttano nel loro tritacarta preferito pagine e pagine intere del nostro vocabolario.
Senza provare alcun senso di imbarazzo. Senza avvertire, non sia mai, un pur piccolissimo disagio. Senza anelare un banalissimo desiderio di pentimento.
Certo, sicuro, è ormai assodato che ripetere mille volte “record” è da persone colte, è da raffinati aristocratici della stampa moderna. È tipico dei professionisti di rango del settore radiotelevisivo di questi decenni.
Mentre, invece, usare a rotazione “primato” oppure “miglior risultato” è da meschini, è da maleodoranti contadini “mangiatori di di patate”. No?
Insistere giorno e notte, notte e giorno fino alla nausea con la parola “premier” è peculiare di chi è consapevole del proprio cardinale ruolo nella corretta divulgazione della lingua italiana ma, soprattutto, della nostra Costituzione (!!!). Sicuro.
Mentre, al contrario, usare le denominazioni “Presidente del Consiglio” , “Capo del Governo”o “Capo dell’esecutivo” è solo da imbarazzanti nostalgici del ventennio fascista prima e nazifascista poi. Vero?
Riferire le notizie del momento con l’espressione “breaking news, flash”al posto di “ultim’ora”, “ultimissime-a”, “notizia, notizie dell’ultim’ora, notizia in tempo reale, notizia lampo, di agenzia, aggiornamento tempestivo, ”, nooo, non si può proprio fare, dire, scrivere. Si verrebbe subito derisi e, di conseguenza, emarginati dalla consistente popolazione di complessati di casa nostra. Gesù Bambino Benedetto, che angoscia!
Pertanto, ahinoi, ci resta soltanto una sola cosa da fare, ovvero, di prendere atto che le “fighette” ed i “fighetti”, toh, per una volta sforziamoci ad essere “cortesi”; quindi, che questi soloni della nuova lingua italiana debbano soffrire senza alcun dubbio di una evidente dipendenza psicologica e, non meno grave, di una incurabile sensazione di inferiorità psichica-mentale nei confronti delle lingue straniere. In particolare di quella inglese.
Quale altra ipotesi si potrebbe fare al riguardo se non quella dell’esistenza di una radicata percezione di inadeguatezza avvertita da questi “disturbati assassini seriali” (altro che “serial killer”) del nostro idioma se per dire “fine settimana” oramai usano in modo maniacale “weekend”, “trendy” al posto di “di tendenza” , “look” in sostituzione di “aspetto, immagine”, “al top” (sempre che siano a conoscenza della loro esistenza) delle seguenti possibili alternative: “al meglio, al vertice, al massimo, al culmine, al più alto grado” (e vi risparmiamo le opzioni per l’indumento delle signore che sono pure queste cinque, lo scriviamo ancora, cinque!!).
Sembra del tutto evidente che costoro, per poter conseguire all’abilitazione per svolgere la professione di giornalista (non “reporter”, Maria Vergine!!!), siano stati senz’altro esaminati da commissioni d’esame che se ne sono bellamente fregate dei ripetuti strafalcioni lessicali di provenienza straniera.
Senza che nessuno, nemmeno uno dei componenti di questi organi di valutazione dei candidati, poveri noi, si fosse degnato di intervenire per ricordare agli aspiranti futuri nuovi colleghi che, fino a prova contraria, l’ITALIANO fosse, sia, è decisamente tutt’altra cosa.
Invece niente. Nulla di nulla. Oramai gli argini per contenere questi contaminati fiumi di termini stranieri non esistono più. Da molto, moltissimo tempo l’ETICA professionale nel difendere in modo adeguato la lingua italiana non fa più punteggio nei concorsi pubblici, non è più un determinante valore aggiunto nei colloqui di lavoro.
Al contrario, sembra che sia diventata in realtà una gravissima discriminante a sfavore dell’aspirante collaboratore, del potenziale dipendente, del futuro collega di lavoro.
Ostinarsi a parlare ed a scrivere il VERO italiano è considerato oggi, ne più e ne meno, che un indelebile marchio di mediocrità. È un primario motivo di derisione da parte di tutti i tossici dei forestierismi, alla perenne ricerca delle quotidiane dosi di parole straniere delle quali non possono più fare a meno.
Che imbarazzo, che tormento, che desolazione, che squallore.
Non passa giorno che gli innovativi “creators – content creators” (“creatori”, “autori”, “inventori”) del grammelot (o se preferite gergo, turpiloquio, borbottio ma. soprattutto, SUPERCAZZOLA) che si legge e si sente in ogni dove nelle pazze pazze “communities” (“comunità virtuali, della Rete”) presenti nei “social networks” (“piatteforme digitali – sociali”, “Rete di contatti”), non ci risparmiano nuove perle di anglismi, boicottando di proposito i nostri bellissimi vocaboli ITALIANI.
Senza mai provare un sentimento di vergogna, senza che emerga un improvviso segnale di ravvedimento, senza che si decidano, una volta per tutte, a tornare a parlare ed a scrivere in ITALIANO.
L’amore per la nostra lingua ITALIANA, l’orgoglio per la nostra cultura ITALIANA, la passione per la nostra tradizione ITALIANA, a causa loro, sono diventati purtroppo, in senso figurato, nient’altro che delle “Canne al vento” sballottate dall’impetuoso soffio prodotto dai brillanti e più che competenti “professionisti” della comunicazione di massa di questi ultimi lustri.
Per questo motivo, dunque, non possiamo che esprimervi il nostro sincero ed il nostro profondo sentimento di gratitudine per il vostro fondamentale contributo per l’ormai ineluttabile ESTINZIONE dell’ITALIANO. Grazie mille! Grazie mille, di cuore, a voi tutti!!
“L’italiano? Una lingua in via di estinzione” https://www.lastampa.it/cultura/2017/01/11/news/l-italiano-una-lingua-in-via-di-estinzione-1.34666815/
L’Accademia della Crusca: “Il futuro della lingua italiana è a rischio, sta diventando un dialetto” https://www.lastampa.it/cultura/2026/03/31/news/l_accademia_della_crusca_il_futuro_della_lingua_italiana_e_a_rischio_serve_agire_presto-15566505/
“Le parole valgono” https://www.youtube.com/watch?v=Ze76G_B4vrg

© Riproduzione riservata

