
Treviso.Nel corso dell’abituale ricerca di nuove notizie da condividere all’interno delle piattaforme sociali alle quali siamo iscritti, selezionate dai portali delle versioni digitali dei quotidiani italiani, in questo caso locali, fra i vari articoli pubblicati la nostra attenzione si è concentrata su questa spiegazione del perché si usano oggi le parole inglesi: https://www.today.it/life/temi-caldi/perche-usiamo-inglese-emozioni.html.
Dopo ripetute letture del testo, ancora adesso, le sensazioni di imbarazzo, di incredulità ma, soprattutto, di un incommensurabile languore emotivo non cessano di ferire nel più profondo chi, nel suo infinitamente piccolo, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica della gravissima pandemia di irritanti anglismi che da tempo imperversa ovunque in Italia.
Negli anni in cui la lingua italiana, sia nella versione orale che in quella scritta si poteva chiamare ancora ITALIANO (!!!), chi si esprimeva a scuola nel modo in cui si parla e si scrive oggi accumulava una lunghissima serie di voti che andavano dal 5 fino a quello più basso.
Per non aggiungere poi degli “inclassificato” che seguivano a ruota in modo inesorabile.
Di conseguenza gli esami di settembre, se non da subito la bocciatura, erano le più che logiche conseguenze di una inadeguatezza grammaticale, di una ignoranza lessicale e, non meno grave, di un buco nero culturale.
Nei decenni indicati dall’autrice del testo se una od un giornalista si fossero permessi di scrivere i propri pezzi come vengono pubblicati di norma di questi tempi, se non multati, almeno sarebbero stati redarguiti a dovere dal direttore della testata giornalistica.
Magari, è solo una nostra ingenua ma comunque delirante immaginazione, il collega di sesso maschile sarebbe stato pure preso per l’orecchio e messo in punizione in un angolo della redazione, obbligato ad indossare un cono con delle lunghe lunghe orecchie da ciuccio, su cui vi sarebbe stato scritto “ASINO”.
Oggi no. I nati delle generazioni di fine secolo scorso e quelli del nuovo millennio invece, a causa del linguaggio usato nelle comunità sociali disponibili in Rete, si considerano liberi a giustificare senza alcun senso di colpa il fiume di sterco linguistico che esonda sempre di più nella nostra quotidianità.
Ancora peggio. Costoro, pur non essendo forse nemmeno in possesso del livello minimo della lingua inglese, quello scolastico per intenderci, si considerano addirittura del tutto svincolati da ogni regola di buon senso, a tal punto da ritenere legittimato chiunque boicotti il nostro lessico comune costituito da 47 mila termini.
Si sentono così competenti in materia di psicologia sociale da accettare senza scrupoli la sostituzione del nostro vocabolario di base, composto da 6500 parole, con un tomo di ridicoli, di inutili e di venefici forestierismi.
Si sentono, infine, autorizzati a difendere uno strampalato idioma mentre da oltre confine si sentono sempre di più le grasse risate di scherno dei cittadini dei paesi anglosassoni. (https://www.youtube.com/watch?v=2CeyXElOBug).
Tutto questo soltanto perché scomodando psichiatri, psicoterapeuti, psicologi, analisti e sciamani della comunicazione moderna di varia natura, condividono questa sciocca campagna di delegittimazione della nostra lingua unicamente per alleviare la sensazione di solitudine dei tossici delle piattaforme sociali?
Tutto questo soltanto perché qualche profeta del modo migliore per scaccolarsi il naso senza far sanguinare le narici si esprime alla vattelapesca?
Tutto questo solo perché qualche santone suggerisce, a chi soffre di meteorismo cronico, la soluzione ideale per evitare il valore più alto di PM10 della qualità dell’aria nei luoghi chiusi comunicandolo con un gergo inventato alla “boh, vallo a sapere”?
Tutto questo perché qualche estetista-spiritista-cartomante, che mostra alle proprie seguaci lo smalto da usare per abbellire l’unghia incarnita del pollicione valgo del piede sinistro, scrive i testi bendata ed in piena crisi di etilismo acuto oppure parla sotto l’effetto psicotropo da inalanti volatili?
Ridicolo, è tutto veramente ridicolo.
Non dimentichiamoci, per concludere, della famiglia allargata dei “terrapiattisti, associati e figli”, presi di mira dalla divertentissima caricatura di Red Ronnie-Maurizio Crozza (https://nove.tv/fratelli-di-crozza-personaggi-maurizio-crozza-video/crozza-red-ronnie).
Trovare normale questo nocivo gioco di gomma da cancellare linguistica, pertanto culturale, è sconsolante, è angosciante, è proprio demoralizzante. Senza diritto di replica.
Grazie mille. Grazie mille di cuore a tutti coloro che contribuiscono con convinzione e con entusiasmo al De Profundis della lingua italiana. Maria Vergine, che tristezza!
“Le parole valgono” https://www.youtube.com/watch?v=Ze76G_B4vrg

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